Famiglia per una famiglia (2016 – 2018)

“Una famiglia per una famiglia” è un progetto ideato e sviluppato dalla Fondazione Paideia a
partire dal 2003. Con questa iniziativa, che nel 2007 ha ottenuto la menzione speciale nel Bando
Nazionale del Ministero per la Famiglia, si vogliono sostenere famiglie che vivono un periodo di
difficoltà nella gestione della propria vita quotidiana e nelle relazioni educative con i figli.

OBIETTIVI

L’affidamento diurno tradizionale è indirizzato principalmente a instaurare un rapporto privilegiato
tra il bambino in difficoltà e la famiglia affidataria, tenendo in secondo piano la famiglia d’origine.
“Una famiglia per una famiglia” sperimenta un approccio innovativo, che sposta la centralità
dell’intervento dal bambino all’intero nucleo familiare: una famiglia solidale sostiene e aiuta un’altra
famiglia in temporanea difficoltà, coinvolgendo tutti i componenti di entrambi i nuclei. Tutti i membri
di una famiglia offrono le proprie specifiche competenze, determinate da età, professioni,
inclinazioni differenti.
Il progetto si caratterizza come intervento di carattere preventivo, che offre un sostegno
temporaneo a famiglie fragili con minori: l’affiancamento tra famiglie permette di instaurare un
rapporto di parità e reciprocità che sostiene senza dividere, con uno sguardo diverso sulla famiglia,
vista come risorsa, non come problema. Il progetto è inoltre finalizzato ad aumentare l’interazione
tra famiglie, enti e servizi, sia facilitando nelle famiglie una relazione di maggiore fiducia nei
confronti delle realtà istituzionali, sia implementando la collaborazione tra pubblico e privato.

METODO
Nel 2003 il Comune di Torino presenta alla Fondazione Paideia l’idea progettuale “Una famiglia
per una famiglia”. Paideia collabora con il Comune per trasformare l’idea in progetto esecutivo: nel
2005 inizia la sperimentazione nel Comune di Torino, che si conclude nel 2007, quando l’affido da
famiglia a famiglia viene incluso nelle politiche sociali del territorio.
Ad oggi il progetto è attivo in diverse aree territoriali del nord Italia nelle regioni Piemonte, Emilia-
Romagna, Lombardia, Veneto, Valle d’Aosta, con il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche,
terzo settore e Fondazioni private e di origine bancaria. La fase di sperimentazione ha una durata
di 18-24 mesi, durante i quali vengono attivati in genere 8 affidi della durata indicativa di 12 mesi.
Obiettivo della sperimentazione è la costruzione delle condizioni di passaggio alla fase di lavoro a
regime, che si inserisca nelle politiche ordinarie degli enti territoriali.
Il progetto viene coordinato da un’équipe tecnica che si occupa di tutte le fasi dello sviluppo
operativo, della selezione delle famiglie, del monitoraggio e della valutazione, in partnership con
realtà associative e gruppi familiari del territorio, che coadiuvano nella ricerca di famiglie disponibili
all’affiancamento e nella segnalazione di famiglie in difficoltà. Rilevante è la figura del tutor, in
genere proveniente dalle associazioni, che ha funzioni di mediazione tra le due famiglie e di
monitoraggio dell’affido, in un contatto costante con i servizi e i partner coinvolti.
Concretamente, la relazione tra le due famiglie si sviluppa attraverso incontri e rapporti telefonici
frequenti (definiti, almeno in parte, nel patto educativo) con attività quali: sostegno educativo e
organizzativo nella gestione dei figli, sistemazioni e riparazioni in casa, supporto pratico e nella
relazione con enti istituzionali, organizzazione e partecipazione a momenti di festa e
socializzazione, ascolto e condivisione di problematiche genitoriali e di coppia, confronto sui
modelli educativi e valoriali di riferimento.

RISULTATI ED ESITI
“Una famiglia per una famiglia” scommette sul fatto che un affiancamento tra famiglie, come tale
caratterizzato da dimensioni di parità, reciprocità, supporto non professionale, possa essere uno
strumento adeguato in situazioni familiari di vulnerabilità, se individuate e accompagnate in una
fase preventiva.
Questa tipologia di affiancamento risulta efficace rispetto a problematiche familiari quali:
– fragilità della rete familiare ;
– difficoltà ad orientarsi e utilizzare la rete dei servizi e le opportunità del territorio;
– malattia di uno dei componenti della famiglia;
– affaticamento delle figure genitoriali;
– carenze educative rispetto ai minori;
– difficoltà di conciliazione dei carichi familiari.
Ad oggi gli affiancamenti attivati nelle diverse esperienze territoriali sono stati circa 250 e hanno
coinvolto più di 200 bambini. Le famiglie affiancate hanno constatato come il progetto di affido le
abbia aiutate ad accrescere la fiducia verso gli altri e verso le proprie risorse, a sviluppare nuovi
apprendimenti e strategie educative, a conciliare più facilmente i carichi familiari e sentirsi
maggiormente autonomi nella gestione dei figli e della quotidianità, a rafforzare ed ampliare le reti
sociali di riferimento. Le famiglie affidatarie hanno espresso la percezione di aver contribuito a
conciliare i carichi familiari e a ridurre lo stato di stress delle famiglie affiancate, di aver facilitato la
relazione con le reti sociali e le istituzioni, aumentando il grado di autonomia e contribuendo alla
riduzione degli elementi di rischio. A seguito del progetto, alcune famiglie hanno dato la loro
disponibilità per affidamenti anche di carattere residenziale e per altri progetti proposti dai servizi.

 

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