Famiglie affidatarie

Il Gruppo Affido dell’associazione esiste dal 1993. L’occasione della sua costituzione è stata la richiesta di sostegno di una famiglia che si era fatta carico di un bimbo ospite temporaneamente della comunità familiare Casa del Po, ma per cui necessitava un inserimento in una famiglia vera e propria.

Da allora il gruppo è cresciuto.

 

Numerose famiglie hanno camminato in questo percorso.

Alcune hanno fatto un’esperienza che, conclusa, le ha portate poi ad altri tipi di impegno; altre hanno ripetuto l’esperienza; altre ancora si sono avvicinate a questa realtà, ma, dal confronto con le famiglie che vivevano già l’esperienza, hanno compreso che era meglio impegnarsi in altre direzioni evitando così di iniziare un’avventura che avrebbe potuto essere dannosa a sé e al bambino accolto.

 

Progressivamente si è sempre meglio definita l’identità e la funzione del gruppo.

Si è colto che l’esigenza primaria delle famiglie affidatarie era quella di non sentirsi isolate, di poter contare su una rete di sostegno capace di condividere le difficoltà e i successi di quest’esperienza. Lasciando ai Servizi Sociali i compiti di supporto psicologico del bambino e la gestione delle problematiche della famiglia, si è scelto di operare prevalentemente come sostegno nell’area delle motivazioni e delle funzioni educative: aiutare la famiglia affidataria a rinnovare continuamente le motivazioni che l’hanno portata all’affido e fornirle strumenti educativi per la gestione delle relazioni quotidiane con i bambini accolti.

 

Da incontri informali si è passati ad incontri strutturati.

La formazione permanente è stata una delle proposte fatta alle famiglie. L’affido richiede una grande capacità di accoglienza, ma anche la disponibilità ad un confronto continuo sul proprio modo di operare. Per questo si chiede alle famiglie di partecipare agli incontri periodici in maniera continuativa. Il confronto con altre famiglie affidatarie aiuta ad ampliare i propri orizzonti; le esperienze degli altri diventano anche un proprio patrimonio: il gruppo funziona come “una mente allargata” che permette al singolo di aver maggiori strumenti decisionali.

 

Da momenti formativi autogestiti, si è passati alla consulenza di figure professionali.

I bambini in affido hanno soprattutto bisogno che qualcuno si occupi di loro, dal momento che i propri genitori non sono in grado di farlo completamente: sentire che una coppia di genitori si fa carico dei loro problemi e li aiuta a crescere; sentirsi nei pensieri di un papà e di una mamma che sono disponibili a sostenerli quando sono in difficoltà.
Per poter far questo, spesso, non è sufficiente la propria esperienza genitoriale; servono aiuti specialistici che aiutino i genitori affidatari a capire ed interpretare situazioni che segnalano forti sofferenze. Ormai da tempo, ci si avvale di consulenze pedagogiche, psicologiche e legali.

 

Si è strutturato un percorso formativo per le nuove famiglie

Molte volte l’esperienza dell’affido ha come spinta iniziale, la generosità di famiglie che si rendono disponibili ad accogliere bambini per cui si sta cercando una collocazione fuori dalla loro famiglia. Questa carica altruistica e l’entusiasmo che l’accompagna sono assolutamente necessari per affrontare una tale avventura, ma frequentemente impediscono di valutare correttamente le difficoltà che si incontreranno e la complessità dell’esperienza.
Facendo tesoro della fatica di quelle famiglie che hanno iniziato l’affido in questo modo, si è strutturato un percorso formativo iniziale che ha la funzione di aiutare la famiglia a prendere in considerazione tutte le componenti di questa forma di accoglienza.

 

Si sono costruite esperienze di collaborazione con i servizi sociali.

Da rapporti molto timidi con i servizi sociali si è passati a rapporti di collaborazione più costruttivi in cui, chiarite le rispettive competenze, si opera in modo complementare. Per meglio definire ciò si è anche ipotizzato un protocollo che definisca ruoli e funzioni degli attori coinvolti nell’affido familiare.
Oggi il lavoro della Rete di Famiglie Affidatarie può considerarsi un servizio offerto alla comunità per sostenere quelle famiglie disponibili all’affido familiare e che rappresentano una ricchezza di grande valore per tutta la collettività sia in termini di testimonianza di solidarietà che di servizio offerto a quei bambini che, temporaneamente, necessitano di essere accolti in altre famiglie.

 

Tuttavia il Gruppo vuol mantenere e affermare alcune sue specificità:

 

Mantenersi nell’ambito del volontariato.

La Rete di Famiglie Affidatarie non intende darsi una struttura di tipo istituzionale. Non è la funzionalità e l’efficienza ciò che caratterizzano il gruppo, ma il libero incontrarsi di famiglie che sentono il desiderio di far parte di una realtà, idealmente collegata ad altre, che testimonia l’intenzione e la possibilità di svolgere un ruolo attivo nella costruzione di una società più umana. Concretizzano ciò attraverso l’impegno dell’affido familiare che ha la caratteristica di coinvolgere tutti i soggetti della famiglia e non solo qualche suo componente.
Gli elementi motivazionali mantengono la prevalenza sugli aspetti professionali, che pur servono e devono essere presenti. Sono le famiglie che tracciano e decidono le linee operative; gli esperti sono presenti come consulenti.

 

Considerare la famiglia come il soggetto principale dell’affido familiare

La Rete di Famiglie Affidatarie è unicamente di supporto alle famiglie che sono le vere protagoniste dell’affido familiare. E’ la singola famiglia che, autonomamente e responsabilmente, si assume questo impegno con i Servizi Sociali di fronte alla collettività. E’ ad essa, non all’associazione, che viene affidato il bambino. L’associazione cercherà di facilitare e sostenere l’impegno della famiglia senza mai sostituirsi ad essa nelle scelte che la riguardano direttamente.

 

Storia della Rete di Famiglie Affidatarie.pdf (Download)

Patto tra le famiglie.pdf (Download)

Affido Accompagnato.pdf (Download)